Game #2: Milan vs Liverpool - 2007



2- Milan-Liverpool, Champions League Final, 23/05/2007


The seventh Rossoneri Champions League triggers high emotions in every Milanista, because it’s not only a story about a great victory but also about a delightful revenge.

In order to better understand this story, we have to go back to the 2004/05 season. Milan, with the Scudetto tricolor badge sewn on its jersey, was fighting arduously to reach two goals, to reconfirm itself champion in Italy and to win the Champions League, supported by the fact of having one of the best teams in the world. Despite the amount of top players in the squad, in the first days of May a home defeat against Juventus virtually gave the Championship to the Bianconeri and forced Milan to focus on the Champions League final, which they reached after a difficult win over PSV Eindhoven. The opponent to defeat was Liverpool, a weaker team on paper which turned to have more determination than what was expected. The game’s result, known to all football supporters, was famous around the world and the Rossoneri’s defeat became the example that in football you can reverse the result if you believe in yourself. Although there was the possibility of leaving the team, the most important players decided to stay, aiming to win and show their value in Italy in Europe.

However, the next season not only turned out to be poor, not only in terms of results, but also saw the burst of a scandal that affected the Italian football. In spring the sports justice highlighted the existence of a match-fixing system that involved many teams, including Milan, and before the end of the Championship a trial started and went down in history as Calciopoli. Exactly in the middle of the summer that saw Italy become world champions, Milan had 8 points deducted from the federal court in the season about to start, and 30 points in the 2005/06 season, relegating the team to third place. This meant the club would start 2006/07 with the Champions League preliminaries. Therefore, during that tormented summer, after the farewell of champions such as Shevchenko, Rui Costa and Stam, Milan had to play against Red Star Belgrade. Despite a good start with some wins in the Serie A, the bad athletic preparation of the team and the supremacy of Inter pushed the Rossoneri away from a title challenge domestically. Things seemed to go better in Champions League, where Milan easily passed the group stage with two games left to be played. Despite this, the team did not get the credit it deserved. This was most noticeable when Ancelotti, during the AEK Athens-Milan press conference, said “We came here to see the stadium for the final”, the press room burst out laughing.

Contrary to expectations, the European path kept going without interruption and, after defeating Celtic, Bayern Monaco and Manchester United, Milan reached the final where, incredibly, Liverpool awaited. Many things changed compared to two years earlier, the venue moved from Istanbul to Athens and Milan were now underdogs. After losing some top players, the Rossoneri relied on their biggest star, Kakà, helped by the bomber Filippo Inzaghi. On the eve of the game some players went to Ancelotti to ask not to start the Italian striker because they saw him playing badly in the previous games, but the Emilian coach decided to trust him and his desire to win. This decision turned out to be successful and on the stroke of half-time Inzaghi fortunately touched Pirlo’s free-kick and scored the opening goal; the Italian striker then scored the 2-0 after a brilliant assist by Kakà. The final goal by Kuyt brought up the fears of what happened in Turkey but this time things were different and with time running out, Milan can finally celebrate its seventh Champions League! If two years earlier Liverpool showed to the world how important belief can be to overcome a bad result, the story of this Milan reminds us of the phoenix who rises from the ashes. The Rossoneri were able to get back on top of the World after bottoming out, with a team and players who were not considered good enough but had the last laugh and turned out to be fantastic champions.



2- Milan-Liverpool, Finale di Champions League, 23/05/2007


La settima Champions League rossonera suscita un fascino particolare in ogni tifoso milanista, perché si tratta della storia non solo di una grande vittoria ma anche quella di una deliziosa rivincita. Per essere compresa appieno, questa storia deve però iniziare in realtà un po’ prima, a partire dalla stagione 2004/05. Il Milan, con lo Scudetto tricolore cucito sul petto, lotta arduamente per raggiungere due obiettivi, la riconferma in Campionato e la conquista della Champions League, supportato dal fatto di avere una delle squadre più forti al mondo. Nonostante i tanti campioni a disposizione, nei primi giorni di Maggio una sconfitta in casa contro la Juve consegna virtualmente lo Scudetto ai bianconeri e obbliga quindi il Milan a concentrarsi sulla finale di Champions League, guadagnata con fatica in casa del PSV Eindhoven. L’avversario da battere è in questo caso il Liverpool, una squadra sulla carta più debole ma che in realtà si dimostrerà più forte del previsto. Il risultato di questa partita, noto a tutti gli appassionati di calcio, fa presto il giro del mondo e la beffa subita dai rossoneri diventa un esempio di come nel calcio non si debba mai dare per vinto l’avversario. Nonostante l’idea di poter abbandonare la squadra, i giocatori più importanti decidono di rimanere per tentare di vincere nuovamente in Italia e in Europa, ma la stagione successiva non solo si rivelerà avara in termini di risultati, ma vedrà soprattutto lo scoppio di uno scandalo che colpirà il calcio italiano. In primavera la giustizia sportiva mette in luce come esista un sistema di combine che interessa diverse squadre, compreso il Milan, e prima della fine del campionato inizia un processo che passerà alla storia con il nome di Calciopoli. Proprio nel mezzo dell’estate che vedrà l’Italia laurearsi campione del mondo, la Corte federale emette la sentenza che penalizzerà il Milan di 8 punti nel campionato che sta per iniziare e di 30 punti nel campionato 2005/06, facendo arrivare la squadra al terzo posto e permettendole così di giocare la Champions League partendo dai preliminari. In quest’estate tormentata, dopo l’addio di campioni come Shevchenko, Rui Costa e Stam, il Milan si ritrova quindi a dover giocare il preliminare contro la Stella Rossa di Belgrado. Nonostante il campionato inizi con delle vittorie, la scarsa preparazione fisica della squadra e la supremazia dell’Inter fanno sì che i rossoneri si trovino esclusi dalla corsa alla vittoria finale in Italia. Le cose sembrano andare meglio in Champions League, dove il Milan riesce a passare il girone con due giornate d’anticipo, anche se non viene dato molto credito ai risultati e alla squadra, tanto che quando Ancelotti nella conferenza stampa di AEK Atene-Milan, dice “Siamo venuti qui per vedere lo stadio della finale” parte una risata generale in sala stampa. Contrariamente alle attese però il cammino europeo continua senza fermarsi, e dopo aver battuto Celtic, Bayern Monaco e Manchester United, il Milan si ritrova incredibilmente in finale dove ad attenderlo c’è il Liverpool. Rispetto a due anni prima le cose sono cambiate, da Istanbul ci si è spostati ad Atene, e la squadra più debole sulla carta è proprio il Milan che dopo aver perso alcuni campioni fa affidamento sulla sua stella più grande, Kakà, supportato da un bomber di razza come Inzaghi. Alla vigilia della partita alcuni giocatori si avvicinano ad Ancelotti chiedendogli di non fare giocare la punta piacentina, in quanto non l’hanno visto bene durante la settimana, ma l’allenatore emiliano nonostante qualche dubbio, resta comunque saldo nelle sue decisioni e decide di schierarlo dal primo minuto. Questa scelta si rivelerà decisiva e poco prima della fine del primo tempo proprio Inzaghi riesce a deviare fortunosamente in rete una punizione calciata da Pirlo; lo stesso attaccante riuscirà a segnare il 2-0 su un assist al bacio di Kakà. La rete finale di Kuyt fa riemergere i fantasmi di quanto successo in terra turca, ma questa volta non vi è nessuna rimonta e il Milan può festeggiare la sua settima Champions League. Se due anni prima il Liverpool aveva mostrato al mondo come la convinzione possa portare a ribaltare un risultato negativo, la storia di questo Milan ricorda quella della fenice, che dalle proprie ceneri è riuscita a rinascere, e così i rossoneri sono riusciti a tornare sul tetto del mondo dopo aver toccato il fondo, con una squadra e dei giocatori dati più volte per finiti ma che alla fine si sono dimostrati per quello che sono, dei fantastici campioni.

Milan – Liverpool 2-1


Olympic Stadium, Athens – Attendance: 63,000


Referee: Herbert Fandel (Germany)


Scorers: 45', 82’ Inzaghi, 88’ Kuyt


Line ups:


Milan: Dida, Oddo, Nesta, Maldini, Jankulowski (79’ Kaladze), Gattuso, Pirlo, Ambrosini, Kakà, Seedorf (92’ Favalli), Inzaghi (88’ Gilardino). Coach: Ancelotti.


Liverpool: Reina, Finnan, Carregher, Agger, Riise, Pennant, Mascherano (78’ Crouch), Xabi Alonso, Zenden (59’ Kewell), Gerrard, Kuyt. Coach: Benitez.